Trabant: “..si può dire l’unica cosa che mancava all’Occidente hihi!..

Posted on agosto 10, 2009


Trabi

Berlino. Nostalgia dell’Est, o meglio “Ostalgie”, come la chiamano quei tedeschi che hanno ancora qualche rimpianto della vecchia Ddr. Più che la Germania comunista, però, si rimpiange il tempo che passa, da qualunque parte del muro si sia vissuto. E allora, per non tornare indietro del tutto, che non è il caso, meglio far rinascere i simboli della propria gioventù. Ovvero: si stava peggio quando si stava peggio. Ma vuoi mettere quanti ricordi a bordo della cara vecchia Trabant? Resuscitiamola. E così sia. Ci siamo passati tutti, o ci passeremo: i nostri genitori hanno provato a convincerci che i Bee Gees o Boy George sono meglio dei Pearl Jam solo perché a riascoltare le loro canzoni si rivedono con trent’anni di meno. Noi stessi andiamo in sollucchero per le repliche di vecchi telefilm come Happy Days e i Jefferson tra gli sguardi allibiti di chi ha dieci anni di meno e pensa che come X Files non ce n’è: e già è spuntato Friends. E poi Lost, e Dr. House. La Trabant, come tanti altri simboli dell’era comunista, era – ed è – semplicemente un pezzo, consistente, di vita vissuta.

A Berlino e dintorni le hanno comprate, smontate, modificate, pitturate, guidate con gli amici, provate con la fidanzata. Era brutta (la Trabant, la fidanzata non so) ma di quel brutto che non può non piacere: affidabile, affidabilissima. Snobbata a Occidente, ma amata in patria – dove tuttora viene confidenzialmente chiamata Trabi – l’automobile dell’Est veniva prodotta dall’anonima Veb Sachsenring Automobilwerke di Zwickau. Lì, per costruirla, si sopperiva alla mancanza del costoso acciaio con il Duroplast, un materiale contenente resina rinforzata con lana o cotone. Sembrava una barzelletta a chi, guidando magari una Mercedes, ne veniva a conoscenza da Oltrecortina. Poi cadde il Muro e la Trabant si prese la sua rivincita sbaragliando veicoli molto più noti in un particolare crash test, “la prova dell’alce”: una prova di stabilità condotta effettuando una sterzata brusca come se si dovesse evitare un animale che attraversa la strada all’improvviso. Il Duroplast era duro davvero, e la Trabant superò la prova a pieni voti, mentre – per dirne una – la Classe A della Mercedes ebbe, almeno inizialmente, qualche problema. Nonostante questo, il settimanale Time mise la Trabant tra le 50 auto peggiori della storia. Di sicuro non chiesero pareri in Germania, dove l’amore col passare degli anni è aumentato: c’è però chi, entrando nei negozi di souvenir berlinesi pieni di gadget firmati Trabant, sostiene che i tedeschi hanno semplicemente trovato un modo per spillare soldi ai turisti, dando la patente di mito a una sorta di cassonetto della spazzatura col volante.trabi2

Tanti, perfino troppi, se si guarda bene la vecchia Trabi, non sono affatto d’accordo e si battono per tenere alto l’onore dell’auto del popolo (in contrapposizione con la Wartburg, più costosa e ricercata, di fatto appannaggio solo della classe dirigente). Decine e decine di fan club, circoli, esibizioni, passerelle e gare: tutto pur di tenere allenati i motori ormai stanchi della Trabi.

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Nata ufficialmente nel 1957, la Trabant doveva essere inizialmente un motoveicolo simile all’Ape. Ne venne invece fuori un disegno inconfondibile che alcuni tedeschi dell’Est hanno desiderato e aspetta  to anche per quindici anni: in alcuni periodi, infatti, passavano ben tre lustri tra l’ordine e la consegna. Disponibile solo in tre colori (crema, blu o verde pastello), non raggiungeva i 100 orari e inquinava come poche altre auto sono riuscite a fare. Tuttavia la fame postuma di Trabant (uscita di produzione nel 1991) ha portato la ditta bavarese Herpa ad acquisirne i diritti: si è partiti con i modellini in scala, che hanno spopolato. Col tempo si è arrivati a progettare un’auto vera e propria, che dovrebbe essere presentata il 17 settembre prossimo al Salone dell’Auto di Francoforte. Ci sono dubbi però sul fatto che resti l’auto del popolo: ha una linea più elegante e costerà tra i 20 e i 30 mila euro. Non proprio a buon mercato. In pratica resta solo il nome, azzeccatissimo, che significa “compagna di viaggio”. Spazio alla nostalgia, quindi, ma anche al comfort. D’altronde in quanti, quando l’età avanza, ripercorrono pari pari il viaggio della vita fatto a 18 anni tra campeggi e ostelli, dormendo però in comodi hotel? Brutto a dirsi, ma anche le n-Ostalgie hanno un prezzo.

(fonte: IlSecoloxix.it Roberta Scarcella)

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